Visita a un Asilo nel bosco in Danimarca

Ringsted, 26 luglio 2016

Siamo andati a visitare Bøgely Skovbørnehave, un Asilo nel bosco che si trova a poca distanza da Ringsted, una cittadina a 40 km da Copenhagen in Danimarca. Ci haNno accolto Anette Sommer e Lisbeth Nielsen, 2 maestre dello staff di 8 persone che lavora in questo Asilo nel bosco che accoglie fino a 40 bambini. Bøgely Skovbørnehave è una scuola pubblica, i costi e le modalità di accesso sono le stesse delle altre scuole dell’infanzia della regione. E’ nata sull’iniziativa del proporietario del bosco che li ospita che venti anni fa ha messo a disposizione del comune parte del suo bosco per creare questa scuola (ora pagano un affitto).

L’Asilo si raggiunge in macchina percorrendo una strada sterrata che porta a un piazzale circondato da alcuni prati e dal bosco, a cui si affacciano alcuni capannoni che ospitano , materiali e macchine per la gestione del bosco e la base dell’Asilo.

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dall'alto

Per prima cosa Anette e Lisbeth ci hanno fatto visitare i loro spazi, a partire dalla casetta rossa che contiene lo spogliatoio per i bambini e i maestri e 3 aule, una al pian terreno e due sopra, che vengono utilizzate raramente e solo in casi particolari, come tempeste di vento  o per particolare esigenze (ad esempio per un bambino con problemi di udito che doveva fare delle attività specifiche alcune ore alla settimana per lo sviluppo del linguaggio).

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Negli spazi al chiuso sono presenti molti giochi classici e un angolo con la vetrina dei tesori e dei reperti raccolti nel bosco, tra cui spiccano le pelli di scoiattolo (che hanno ricavato dagli scoiattoli morti che ogni tanto trovano in giro) e alcune creazioni dei bambini fatte con pigne e legnetti. Queste ultime venogno tenute nella vetrina dei tesori e quando un bambino compie gli anni può scegliere come regalo uno di questi oggetti.

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Di fianco c’è una piccola serra che contiene gli attrezzi e i materiali per le attività, oltre a un tavolo, il frigo e alcune panche. Infatti qui è dove i bambini lasciano il pranzo e dove mangiano se per qualche motivo non è possibile farlo all’aperto. Ogni bambino porta il proprio pranzo da casa ed è libero di mangiarlo quando vuole: Anette sottolinea come per loro sia fondamentale che i bambini imparino ad ascoltare e soddisfare i bisogni del loro corpo, per cui a un bambino che ha fame non viene mai chiesto di aspettare. Anche perchè stando all’aperto e al freddo mangiare è necessario per mantenere le scorte di energia. La scelta di far portare il pranzo alle famiglie infatti non è solo fatta per esigenze organizzative loro (non hanno una cucina e dovrebbero organizzare un servizio di catering), ma anche dalla necessità che anche il pranzo sia un momento flessibile, aperto ai tempi e alle esigenze di tutti.

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Alle spalle della casetta c’è il grande prato, abbracciato da 3 querce di 350 anni, che è allestito come spazio gioco per i bambini. Il prato è lasciato alto e dove l’erba è tagliata sono state create stradine e piccole “piazze” che diventano ognuna uno spazio speciale dove i bambini si fermano a fare i loro giochi. Alcune di questi spazi sono allestiti con l’altalena, lo scivolo, la sabbiera, una fontana per giocare con l’acqua, una nave vichinga. Ci sono un piccolo castelletto fatto dai genitori e due grandi mucchi, uno di trucioli di legno e uno di conchiglie, da cui i bambini possono prelevare il materiale per i loro progetti.

 

Alcuni angoli davvero speciali sono la casetta rifugio dove i bambini possono ripararsi per giocare e fare merenda e l’angolo della lettura all’aperto. Per la nanna da quest’anno hanno costruito una casetta apposta dove si possono mettere i materassini e chiudere la tenda per proteggere il sonno dei più piccoli. Ovviamente al centro il cerchio del fuoco, con di fianco una piccola tettoia per la legna e con una superifice per preparare il cibo da cucinare.

 

Anette e Lisbeth ci raccontano che l’anno è scandito da alcuni appuntamenti stagionali, ma che poi le attività sono basate su quello che succede nella quotidianità, come la scoperta di un cervo morto nel bosco che ha portato a tornare frequentemente a vedere come procedeva la decomposizione, o l’arrivo delle nuove casette rifugio, o l’arrivo della neve…

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Ogni giorno gli adulti si impegnano in alcuni lavori come la cura dell’orto, controllare come procede il compost, accendere il fuoco per cucinare qualcosa etc. e i bambini sono liberi di unirsi a loro per partecipare e contribuire a loro modo.  E’ importante che gli adulti facciano ciò che appassiona loro, perchè i bambini a loro volta sentono l’interesse e la competenza autentica degli adulti e apprezzino l’attività. Infatti lo staff è composto da persone che hanno una formazione e titoli molto diversi, e complementari fra loro. Nonostante d’inverno ci siano anche 10 gradi sotto zero i bambini sono sempre felici di stare fuori, anche sotto la pioggia. Anette ci dice che per fare un’Asilo nel bosco il problema non sono i bambini, ma trovare gli adulti giusti che davvero si sentano a loro agio fuori, anche al freddo e sotto la pioggia.

Ovviamente l’attività principale è l’esplorazione nel bosco. Dal piazzale parte una strada sterrata costeggiata dal bosco su entrambi i lati e a circa 500 m c’è il rifugio per quando sono in passeggiata.

Trattandosi di una scuola pubblica a tutti gli effetti le condizioni di accesso per i bambini sono uguali a quelle delle altre scuole. I genitori che scelgono l’Asilo nel bosco invece della scuola tradizionale si dividono più o meno in due categorie: gli amanti della vita all’aria aperta (camminatori, scout, cacciatori) e coloro che apprezzano il loro modo di relazionarsi con i bambini. Anette mi dice che la differenza principale nel loro modo di relazionarsi con i bambini è che si basa completamente sulla fiducia. Capita che qualcuno che non conosce la pedagogia del bosco scambi il loro modo di fare come lassaiz faire, ma non è assolutamente questo. Non ci sono regole fisse, ogni giorno, ogni situazioni richiede loro di parlare con i bambini, ascoltarli e ragionare con loro e questo è ovviamente molto impegnativo per gli educatori, che devono chiedersi in ogni situazione cosa è giusto fare e negoziare con i limiti personali di ciascuno e le condizioni oggettive del contesto.

Come esempio abbiamo parlato della situazione (classica) in cui i bambini feriscono o uccidono gli insetti. Lisbeth in particolare ama e conosce molto bene gli insetti e i piccoli animali che abitano negli spazi dell’Asilo (ci presenta le numerose lumache e l’orbettino che vivono nel compost, tiene nelle mani una vanessa che riposava in una casette rifugio dei bambini) e spesso li osserva con i bambini. Il suo motto è che se sei capace di prendere e tenere tra le mani un piccolo animale allora sei capace di prenderti cura delle persone intorno a te. Con l’esempio e l’esperienza quotidiana cerca di trasmettere ai bambini l’amore per queste piccole creature, rispondendo anche alle loro curiosità e domande quando le fanno. Talvolta i bambini spostano l’orbettino lontano dal compost, e allora semplicemente spiegano loro che devono rilasciarlo vicino alla sua casa. Certe volte inevitabilmente l’interesse dei bambini sfocia nella sperimentazione e a farne le spese sono gli insetti. Una volta un bambino catturava le mosche per cercare di nutrire un ragno. In questo caso non hanno detto niente perchè era chiaro il suo interesse scientifico nel capire come il ragno si sarebbe comportanto con le mosche, così come non dicono niente se qualche insetto viene dissezionato per capire come è fatto. In un caso invece un gruppetto di bambini si era dedicato alla distruzione sistematica dei gusci delle lumache vive, con effetti ovviamente distastrosi. In quel caso sono intervenuti spiegando ai bambini che per loro non era accettabile assistere alla sofferenza di queste creature indifese, che essendo nel loro ambiente naturale, nella loro casa, avevano il diritto di essere tranquille e protette e rispettate. Quando ho chiesto loro se questo è bastato e le lumache sono state lasciate stare mi hanno risposto che in linea di massima sì, anche se ovviamente non possono escludere che dietro qualche cespuglio ci sia stata ancora qualche vittima di questa fase.

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Per loro i genitori devono essere parte integrante del percorso e la fiducia deve essere anche alla base del rapporto con loro. I genitori quando vogliono possono fermarsi anche tutto il giorno all’Asilo, oppure quando vengono a prendere i bambini possono fermarsi a fare merenda e chiacchierare. Se hanno bisogno di fare domande o parlare con qualcuno possono farlo anche in modo informale, scegliendo tra gli operatori presenti quello/a con cui si sentono più a loro agio.

Anette e Lisbeth ci hanno raccontato anche di altri ospiti stranieri che sono andati a trovarli. Un ragazzo americano è rimasto con loro 3 settimane, e non conscendo il danese si è dovuto completamente affidare ai bambini che lo prendevano per mano e lo portavano con loro per partecipare a giochi o attività varie. Alla fine ha raccontato che questa esperienza per lui è stata rivelatrice perchè gli ha permesso di sperimentare letteralmente cosa significa aver fiducia nei bambini e lasciare che siano loro a guidare l’attività.

Alcuni ospiti dalla Norvegia invece si sono trovati spiazzati perchè non riuscivano a concepire come i bambini potessero stare all’aperto tutto il giorno senza una recinzione e senza controlli: da loro ogni mezz’ora l’adulto di riferimento deve verificare la presenza di ciascun bambino e segnarla su un modulo apposta. Ma per Anette e Lisbeth questo sarebbe inconcepibile: da una parte perchè porterebbe la loro relazione con i bambini su un piano di controllo e non più di fiducia, e poi perchè non si può essere impegnati nelle attività con i bambini se ogni mezz’ora si deve compilare un modulo!

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In 20 anni hanno ospitato anche molti bambini con diverse difficoltà fisiche o psichiche. Soprattutto per i primi l’esperienza è sempre stata positiva. L’unico vero ostacolo alla partecipazione alle attività è il non avere una macchina perchè l’asilo è in una zona abbastanza isolata, non raggiungibile con i mezzi. Ci sono pochissimi bambini stranieri, la loro ipotesi è che sia più che altro per motivi culturali perchè il bisogno di maggiore libertà e connessione con la natura è meno diffuso nelle comunità di immigrati. Stanno pensando di proporre delle attività dedicate ai piccolissimi per far conoscre alle mamme questo tipo di approccio educativo nel primo anno di vita  dei loro bambini, in modo da aprire anche per loro la possibilità di scegliere questo percorso.

E’ successo una sola volta che un bambino fosse ritirato perchè non si trovava bene (non era a suo agio a stare all’aperto così tanto). Quando è ora di passare alla scuola tutti i bambini sono contenti ed emozionati. Gli ultimi 6 mesi di Asilo fanno un paio di ore alla settimana di preparazione alla scuola, una specie di gioco in cui provano a stare seduti nei banchi, a sentire la campanella etc. Tutti i bambini partecipano con curiosità e  entusiasmo e i piccoli non vedono l’ora che tocchi a loro provare questa cosa così nuova e “da grandi”. Nessun bambino ha mai avuto problemi ad adattarsi alla scuola primaria, anzi la loro esperienza è che in genere i bambini che hanno fequentato l’Asilo nel bosco hanno maggiori capacità di concentrazione e in generale migliori competenze sociali. Anette ci racconta che se dovesse scegliere una caratteristica che differenzia i bambini del bosco è che sono molto bravi a sapere di che cosa hanno bisogno (e a chiederlo efficiaciemente aggiungo io!).

Abbiamo parlato ovviamente dell’importanza dell’equipaggiamento. Ogni famiglia deve portare quello per il proprio bambino, mentre la scuola dà 1000 corone danesi (135 € circa) all’anno agli operatori per comprarsi il proprio. Anche inquesto caso Anette sottolinea come il fatto di avere abiti dedicati al lavoro permette di viversi le attività con più tranquillità e concentrati con i bambini: non c’è la preoccupazione di sporcarli o rovinarli.

Ogni operatore ha sempre con sè un marsupio con un mini pronto soccorso di base, un coltello e ciò che può servire per poter seguire i bambini senza dover tornare alla base per prendere un cerotto o un accendino.

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Non hanno probelmi di iscritti, anzi hanno la lista d’attesa. Ci raccontano che anche in Danimarca è sempre più diffuso un’insoddisfazione di fondo su alcuni aspetti della vita contemporanea: troppa fretta, troppa concentrazione sul lavoro e sugli obiettivi materiali. C’è un diffuso bisogno di tornare a seguire ritmi più naturali, e anche la sensazione che la scuola “tradizionale” non sia più in grado di rispondere ai bisogni dei bambini e delle famiglie di oggi.

Ogni anno seguono alcuni corsi di aggiornamento, anche se non sempre sono interessanti per loro che hanno una così vasta esperienza e esigenze abbastanza specifiche, mentre sono utili le formazioni e i materiali che ricevono grazie alla loro adesione all’iniziativa della Bandiera Verde, un riconoscimento dato alle scuole impegnate nell’educazione ambientale dato dall’organizzazione non governativa no profit Foundation for Environmental Education (FEE). Inoltre ogni sei settimane hanno un incontro di supervisione con una psicologa del comune.

Tra gli autori a cui si riferiscono ci hanno indicato soprattutto scandinavi come  Berit Bae, Erik Sigsgaard e Lasse Edlev.

Anette e Lisbeth ci hanno detto che loro si autodefiniscono Asilo nel bosco, non c’è nessuna rete a cui dover aderire nè indicazioni particolari da rispettare. Sono in mezzo a una foresta e stanno fuori tutti i giorni, poi sta ai genitori andare a conoscerli e capire se il loro approccio fa per loro e per i loro bambini. A poca distanza c’è un’altra scuola che si definisce Asilo nel bosco ma sono molto più strutturati sia negli spazi che nella programmazione.

Per noi è stato molto emozionante conoscere questa realtà che nonostante la distanza e alcune differenze abbiamo sentito davvero molto vicina, nell’organizzazione degli spazi e delle attività ma soprattutto nell’approccio pedagogico. E’ stata la conferma che la nostra idea di Asilo nel bosco non è un sogno nè una pazzia, non è il prodotto di incontri fortunati ma casuali, di bisogni particolari legati a un contesto specifico. E’ invece una risposta coerente dal punto di vista teorico e sensata da quello pratico, che nasce da una lettura scientifica e concreta dei bisogni dei bambini e delle famiglie dei nostri giorni. L’Asilo nel bosco è una realtà replicata e replicabile in diverse parti del mondo, in cui bambini e (certi) adulti, stanno bene e sono felici, trovano uno spazio per essere se stessi, una casa, una seconda famiglia.

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