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Siete DAVVERO pronti all’Asilo nel bosco?

Le foto di questo articolo sono di Fausta Wendy Riva (FWR photo).

Sito: https://faustariva.wordpress.com/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/FWRphoto/?fref=ts

 

Perchè si diventa genitori del bosco? Perchè nonostante la distanza, gli orari ridotti, i pasti da preparare, le lavatrici in più da fare alcuni genitori si imbarcano in questa avventura con i loro figli?

E’ difficile riassumere in poche parole i percorsi diversi che ci hanno portato qui, ma in comune abbiamo alcuni valori che, anche quando sono difficili da mettere in pratica, ci orientano nella nostra esperienza quotidiana con i bambini.

Non basta un generico bisogno di più contatto con la natura o maggiore libertà per riconoscersi nell’idea di infanzia e educazione che portiamo avanti all’Asilo nel bosco, ma bisogna saper stare comodamente in concetti come la spontaneità, la selvatichezza, l’insolito e l’amore incondizionato.

E non per vacanza, per sfogarsi, nel tempo libero, dopo aver fatto il proprio dovere, o per dare un po’ d’aria a una vita un po’ soffocante, ma tutti i giorni, tutto l’anno (con qualsiasi tempo atmosferico…).

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Insomma siete pronti a diventare genitori del bosco se…

..pensate che i bambini siano portati a imparare naturalmente (principalmente attraverso il gioco) dall’ambiente e dalle persone che lo circondano, senza bisogno di un programma o di lezioni;

…considerate più importante giocare piuttosto che essere puliti, pettinati e vestiti di tutto punto;

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…vi fidate del fatto che vostro/a figlio/a può riconoscere i bisogni del proprio corpo per quanto riguarda il freddo, il caldo, la fame, la sete;

…volete che vostra figlia abbia la stessa possibilità di sporcarsi, arrampicarsi, giocare con i bastoni, urlare, sbagliare dei suoi amici maschi;

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…pensate che i graffi, i lividi, le sbucciature siano parte normale dell’infanzia;

…pensate che le domande siano più importanti delle risposte e la ricerca sia più interessante delle soluzioni;

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…pensate che vostro/a figlio/a debba imparare a conoscere la realtà e sperimentare direttamente i propri limiti e quelli del mondo in cui vive, e non allenarsi a fare qualcosa di estremamente innaturale come stare seduto un numero prefissato di ore su una sedia;

…considerate le regole un utile strumento per la convivenza (quando usate con parsimonia, buon senso e flessibilità), e non un metodo per controllare il comportamento dei bambini;

…concepite una comunità come un gruppo di persone che si accetta e si accoglie nella differenza e nel rispetto dei bisogni di ciascuno, e non un gruppo che deve uniformarsi alle stesse regole;

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…rifiutate ogni forma di punizione, a partire da quella fisica (compreso lo scappellotto) fino a quella psicologica (ricatto, minaccia, manipolazione, bugie) e considerate l’amore incondizionato e l’accettazione senza giudizio la base per una crescita sana e equilibrata;

… considerate più importante far frequentare a vostro/a figlio/a un comunità dove è accolto e accettato che curarvi del giudizio di parenti e vicini di casa sulle vostre scelte considerate “alternative”.

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Cosa si intende per “programma emergente”?

Questo post è la traduzione dell’articolo “What do you mean “emergent curriculum”?” di Sonja Lukassen e pubblicato sul sito della Child and Nature Alliance of Canada, program area Forest School Canada.

Sarà uno degli spunti per il workshop del 25 giugno: “Imparare all’aperto. Percorsi di apprendimento naturale.”

Il programma emergente può essere definito un modo di sostenere l’apprendimento basato sull’interesse dei bambini. L’apprendimento avviene naturalmente, e i bambini si sviluppano e imparano meglio quando viene data considerazione e risposta ai loro interessi.

Ok, quindi cosa significa?

Significa fiducia:

Fiducia che la terra e le sue creature forniranno gli stimoli necessari.

Fiducia che gli studenti saranno ispirati, esploreranno, faranno domande, si intereserranno e appassioneranno.

Fiducia che l’adulto accompagnatore  sarà pronto a fare le domande che approfondiranno l’interesse del bambino e porterà con sè il materiale che lo amplierà.

Fiducia nel fatto che l’apprendimento avviene anche se è guidato dal bambino ed è lui che decide quanto a lungo e a fondo indagare un argomento.

Significa osservare:

Osservare dove sono le impronte di cervo, le borre di gufo, le pozzanghere di fango e le superfici d’acqua ghiacciate.

Osservare da cosa viene catturata l’attenzione dei bambini perchè si possa far loro delle domande, tornarci, e ricordare loro quello che hanno bisogno che gli si ricordi.

Osservare quando gli studenti hanno bisogno di un intevento dell’adulto per mantenere il loro gioco sicuro e intelligente, e osservare quando hanno bisogno che si faccia un passo indietro  e non si dica niente.

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Significa tempo e spazio:

Tempo e spazio per alimentare nel bambino la consapevolezza che i suoi interessi e le sue richieste sono aprezzate e meritano di essere esplorate a fondo.

Tempo e spazio per gli studenti per conoscersi tra di loro, per conoscere la terra, e le loro competenze e passioni.

Tempo e spazio per esplorare a fondo un interesse, che sia immaginare com’è la vita di un orso, cercare di identificare ogni specie di fungo che si trova nel bosco, o contribuire alla decomposizione di un albero morto

Significa fare domande:

Fare domande aperte come “Cosa pensi che sia successo?” o “Cosa pensi che sia?”, “Che potresti trovare di farlo?” o “Come pensi che potremmo scoprirlo?”.

Fare domande a se stessi su come si può alimentare un certo percorso d’indagine, come si può nutrire una passione che è solo all’inizio.

Fare domande al gruppo per sapere le loro opinioni e idee cosicchè le attività possano riflettere e alimentare I loro interessi.

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Un programma emergente succede quando gli educatori credono che i bambini che esplorano, si meravigliano e giocano stanno anche imparando. Succede quando gli interessi e le passioni dei bambini sono valorizzate. Succede quando gli educatori spostano il loro obiettivo da impartire conoscenze che noi consideriamo interessanti a dimostrare agli studenti che noi diamo valore alla loro curiosità, alla loro capacità di risolvere problemi, alle loro domande e teorie. Quando diciamo “Wow” e “Tu cosa ne pensi?” invece che “Ti spiego io come funziona”.

Non è sempre facile credere che i bambini siano competenti a sufficienza per guidare il proprio percorso di apprendiemento, o lasciare che ogni membro di un gruppo impari, epslorando e approfondendo diverse materie, ognuno con il proprio passo. Non è sempre facile spiegare agli osservatori esterni e ai genitori come questo processo che sposta il programma dalle mani degli adulti a quelle dei bambini funzioni così bene e sia così appagante e efficace.

Non è sempre facile da spiegare ma una volta che si è in un bosco, e ci si è assicurati che gli studenti abbiano le informazioni necessarie per essere al sicuro, si è fatto un passo indietro e li si è lasciati liberi non c’è più bisogno di nessuna spiegazione. Basta assistere al processo che si compie davanti a noi.

Il programma emergente è sempre possibile perchè i bambini sono sempre curiosi e interessati nell’apprendiemento. Noi lo rendiamo possibile andando nel bosco e stando da parte.